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Caracciolo
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La mwfqCasata dei Caracciolo è una famiglia mwfgnobile mwfwitaliana di origine mwganapoletana, attestata sin dal mwgqX secolo e considerata tra le più antiche e influenti del mwggRegno di Napoli. Ha dato origine a numerosi rami, come quelle dei mwgwCaracciolo del Sole, mwhaRossi, mwhqPisquizi, mwhgdi Brienza, mwhwdi Castagneto e mwiadi San Vito, che ricoprirono per secoli incarichi civili, militari ed ecclesiastici, sia nel mwiqRegno di Napoli sia presso le corti europee, inclusi la mwigSpagna e il mwiwSacro Romano Impero.

Tra i suoi membri si annoverano mwjqFrancesco Caracciolo, ammiraglio e patriota della mwjgRepubblica Napoletana, mwjwMarino Caracciolo, cardinale e governatore del mwkaDucato di Milano per conto di mwkqCarlo V, e, in epoca contemporanea, mwkgMarella Caracciolo di Castagneto, mecenate e promotrice culturale, e mwkwLucio Caracciolo, editorialista e analista geopoliticocite-ref-3[3]cite-ref-galasso-4-0[4]cite-ref-candida-5-0[5].

Contents

Storia
Origini
Dimore
Note

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Storia

Origini

La famiglia Caracciolo è documentata a partire dal mwpaX secolo nell'ambito del mwpqDucato di Napoli, durante una fase di autonomia formale rispetto al potere centrale bizantino e prima dell'espansione normanna. L'origine del casato è stata successivamente oggetto di elaborazioni genealogiche leggendarie, che ne attribuiscono l'ascendenza all'imperatore mwpgNiceforo II Foca, ma la fonte più antica attendibile è costituita da un atto datato 20 marzo mwpw976, nel quale è attestata Teodonanda, figlia di Teodoro Caracciolo, autrice di una donazione al monastero dei Santi Sergio e Baccocite-ref-pietri-2-1[2]cite-ref-6[6].

Teodoro, menzionato nel documento con la forma latinizzata mwsgTheodorus Caracziolus, è indicato come sepolto insieme alla moglie Urania nella mwswcattedrale di Santa Maria Assunta, elemento che suggerisce l'appartenenza della famiglia a un ceto aristocratico urbano già strutturato e integrato nelle gerarchie ecclesiastiche localicite-ref-del-balzo-7-0[7].

Nel medesimo contesto, i Caracciolo risultano tra le famiglie patrizie incluse nel Seggio di Capuana, uno dei mwugSedili di Napoli che costituivano il sistema di rappresentanza della nobiltà cittadina. Tali organismi esercitavano funzioni amministrative, fiscali e giudiziarie in collaborazione con le autorità ducali e successivamente con quelle regiecite-ref-maione-8-0[8]. Il riconoscimento di privilegi specifici da parte del duca mwvwSergio VII di Napoli, ultimo sovrano locale prima della conquista normanna, consolidò la posizione della famiglia all'interno della struttura politica e istituzionale della cittàcite-ref-9[9].

XII secolo

Nel mwxgXII secolo, la casata si ramificò a partire dai discendenti di Landolfo Caracciolo. Due suoi figli furono alla base di altrettante linee dinastiche: Riccardo, capostipite dei cosiddetti mwxwCaracciolo Rossi, e Filippo, da cui derivarono i mwyaCaracciolo Pisquizi, da cui a loro volta si svilupparono i rami dei mwyqCaracciolo del Sole e mwygdi Pisciotta. La nomenclatura rifletteva i colori araldici o i territori controllati, e queste differenziazioni erano già riconoscibili negli atti feudali e notarili dell'epocacite-ref-candida2-10-0[10].

I membri della famiglia consolidarono la propria presenza nei territori interni del Regno, in particolare in mwaaCampania, mwaqLucania e mwagCalabria. Non mancò il coinvolgimento negli ambienti ecclesiastici, con membri che entrarono nei capitoli delle cattedrali e in vari monasteri benedettini, integrandosi nella rete del potere spirituale e temporale.

XIII-XIV secolo

Nel corso del mwbqDuecento e del mwbgTrecento, la famiglia Caracciolo risulta integrata nelle strutture amministrative e feudali del Regno, durante la transizione dal dominio svevo alla monarchia angioina. L'inserimento nella corte degli mwbwAngioini è documentato attraverso l'attribuzione di castellanie, contee e incarichi di natura civile e militare, che contribuirono alla progressiva espansione della casata nei territori dell'mwcaItalia meridionalecite-ref-maione-8-1[8].

In questo periodo si consolidarono alcune linee interne al casato, individuate nelle fonti come mwdgCaracciolo Canella, mwdwCaracciolo Ugot, mweaCaracciolo Viola e mweqCaracciolo Ciccolacite-ref-candida-5-1[5]. Tali rami sono attestati nei registri fiscali, giudiziari e feudali, e riflettono l'articolazione progressiva della famiglia all'interno del patriziato e dell'amministrazione locale.

Tra i membri documentati si distingue mwfwRiccardo Caracciolo, appartenente al ramo dei mwgaCaracciolo Rossi, che fu cavaliere dell'mwgqOrdine di Malta e, nel mwgg1383, fu nominato Gran Maestro da mwgwUrbano VI, durante il mwhaGrande Scisma d'Occidente. La sua nomina avvenne in opposizione al maestro insediato a mwhqRodi, riconosciuto dalla parte avignonese. Riccardo operò principalmente da mwhgRoma e fu coinvolto in attività diplomatiche legate al sostegno pontificio, mantenendo il titolo fino alla morte avvenuta nel mwhw1395cite-ref-11[11].

XV secolo

Durante il mwjgXV secolo, la famiglia Caracciolo consolidò ulteriormente la propria posizione all'interno della nobiltà del mwjwRegno di Napoli, in particolare durante il periodo della monarchia aragonesecite-ref-galasso2-12-0[12]. Alcuni membri assunsero incarichi centrali nell'amministrazione del Regno e furono coinvolti nei principali eventi politici del tempo.

Tra le figure di rilievo è documentato Giovanni Tommaso Caracciolo, appartenente al ramo mwlgdel Sole, che ricoprì la carica di Gran Siniscalco del Regno di Napoli, una delle più alte funzioni dell'apparato amministrativo. Risulta coinvolto nella mwmacongiura dei baroni del mwmq1485, un conflitto tra la corona e l'alta nobiltà feudale. Nonostante l'accusa di cospirazione contro mwmgFerdinando I di Napoli, riuscì a evitare la confisca dei beni e mantenne parte delle proprie prerogative, come emerge dalle fonti coevecite-ref-13[13].

XVI secolo

Nel mwoqCinquecento, la famiglia Caracciolo risulta ampiamente inserita nelle strutture politico-amministrative del mwogVicereame di Napoli, retto dalla mwowCorona di Spagna. Diversi esponenti assunsero incarichi diplomatici, ecclesiastici e giudiziari in ambito sia locale sia imperiale, a testimonianza della progressiva proiezione sovraregionale della casata.

Tra i membri più noti figura mwpqMarino Caracciolo (1468-1538), appartenente al ramo dei mwpgCaracciolo di Melfi. Fu nominato nunzio apostolico da mwpwLeone X e svolse missioni diplomatiche presso la corte imperiale di mwqaCarlo V del Sacro Romano Impero. In seguito fu designato governatore del mwqqDucato di Milano, dove esercitò funzioni di rappresentanza e amministrazione per conto della monarchia asburgica. Creato cardinale nel mwqg1535, concluse la carriera ecclesiastica e diplomatica a mwqwRomacite-ref-14[14].

Durante lo stesso periodo, altri membri della famiglia ricoprirono cariche episcopali in sedi del Mezzogiorno italiano. Tra questi, Ascanio Caracciolo fu arcivescovo di mwsgCosenza e attuatore delle direttive del mwswConcilio di Trento a livello locale. La presenza di membri del casato nei capitoli cattedrali e nei centri monastici è attestata in numerose diocesi del Regnocite-ref-candida-5-2[5].

L'espansione patrimoniale proseguì attraverso l'acquisizione e la conferma di titoli nobiliari, tra cui quelli di marchese, conte e barone, concessi o rinnovati dalla monarchia spagnola in favore di diversi rami della famigliacite-ref-galasso-4-1[4]. I Caracciolo risultano attivi in mwvqCampania, mwvgBasilicata, mwvwCalabria, mwwaAbruzzo e mwwqMolise, dove gestivano numerosi feudi e giurisdizioni civili e criminali.

XVII secolo

Nel corso del mwxaXVII secolo, la casata mantenne una posizione di rilievo all’interno dell'aristocrazia del mwxqRegno di Napoli, sotto la dominazione della mwxgmonarchia spagnola. La documentazione dell'epoca attesta la presenza di esponenti del casato in incarichi vicereali, amministrativi e diplomatici, in linea con l'orientamento filoasburgico di numerose famiglie nobili meridionali.

Francesco Caracciolo di Brienza ricoprì la carica di viceré in mwyqSicilia e successivamente a mwygValencia, in territorio spagnolo. Le fonti archivistiche lo segnalano impegnato nella gestione delle finanze locali in un contesto segnato da difficoltà fiscali e tensioni con la popolazione urbana e ruralecite-ref-15[15].

Un altro esponente di primo piano fu Nicola Caracciolo di San Vito, al quale, per servizi resi in ambito civile e militare, fu conferito il titolo di mw0qprincipe del Sacro Romano Impero e l'ammissione all'mw0gOrdine del Toson d'oro, una delle massime onorificenze della monarchia asburgicacite-ref-candida-5-3[5]. Tali riconoscimenti contribuirono al rafforzamento dei rapporti tra il ramo pugliese della famiglia e la corte imperiale di mw1wVienna.

La partecipazione della famiglia agli organi consultivi del governo vicereale, tra cui il mw2qConsiglio Collaterale e la mw2gCamera della Sommaria, è attestata in modo continuativo nel corso del secolo, indicando un'integrazione strutturale della casata nei meccanismi decisionali del Regnocite-ref-maione-8-2[8].

XVIII secolo

Nel mw4qXVIII secolo, la famiglia Caracciolo continuò a ricoprire incarichi ecclesiastici e civili nel contesto del mw4gRegno di Napoli, durante il passaggio dalla dominazione spagnola alla monarchia borbonica. La continuità nell'esercizio di funzioni pubbliche e religiose si riflette nella presenza di membri del casato in sedi vescovili e in organi amministrativi regionali.

Tra le figure più documentate figura mw5aFilippo Caracciolo, vescovo di mw5qAversa dal mw5g1702 al mw5w1728, che promosse riforme in ambito educativo, assistenziale e pastorale, in linea con le direttive del mw6agiuseppinismo e con le tendenze riformatrici in ambito ecclesiale dell'epocacite-ref-16[16].

Il casato mantenne inoltre un ruolo significativo nella gestione dei propri feudi e dei patrimoni immobiliari. Alcuni rami, tra cui quello dei mw7gCaracciolo di Santobono, ottennero o consolidarono titoli nobiliari, come quello di mw7wDuca di San Vito, conferito da sovrani borbonici o riconfermato con diplomi di rinnovazionecite-ref-del-balzo-7-1[7]. Le alleanze matrimoniali con famiglie di pari rango, come i mw9qCapece Minutolo e i mw9gGonzaga, contribuirono alla conservazione dello status nobiliare e all'inserimento dei Caracciolo nelle reti dinastiche dell'aristocrazia meridionale.

XIX secolo

La partecipazione della famiglia ai processi politici e militari del mw-qXIX secolo è attestata da numerosi episodi documentati, tra cui emerge in particolare il coinvolgimento diretto di alcuni suoi membri nei principali eventi della storia del mw-gRegno di Napoli e della successiva fase unitaria.

mw-aFrancesco Caracciolo (1752-1799), ufficiale della marina borbonica, aderì alla mw-gRepubblica Napoletana assumendo il comando della flotta repubblicana. Catturato al termine del conflitto e sottoposto a un procedimento giudiziario irregolare, fu condannato a morte ed eseguito per impiccagione per ordine di mw-wHoratio Nelson, in un contesto di restaurazione monarchica sostenuta dalla mwaqaprima coalizione antifrancesecite-ref-17[17].

Negli anni successivi, diversi rami del casato continuarono a esercitare funzioni pubbliche e a partecipare alla vita politica del mwaqyRegno delle Due Sicilie. Tra questi si distingue Giuseppe Caracciolo di Forino (1805-1881), il quale, già attivo nel quadro amministrativo borbonico, fu nominato mwaqgsenatore del Regno d'Italia con decreto reale nel mwaqk1861, all'indomani dell'mwaqoUnità d'Italia.cite-ref-18[18].

La casata figura tra le casate iscritte al mwaramwareLibro d'oro della nobiltà italiana a partire dal mwari1869, in seguito al censimento nobiliare avviato dallo Stato italiano per il riconoscimento delle dignità preunitariecite-ref-galasso-4-2[4]. La varietà di posizioni politiche assunte dai diversi rami in questa fase riflette le trasformazioni in atto nel tessuto aristocratico italiano tra mwarcRestaurazione, mwargRisorgimento e Stato unitario.

Epoca recente

L'impegno in ambito politico e istituzionale proseguì anche durante il mwarsXX secolo, con esponenti della famiglia attivi nella fase della transizione democratica italiana. mwarwFilippo Caracciolo di Castagneto (1903-1965), appartenente al ramo di mwar0Castagneto, fu esponente del mwar4Partito d'Azione e prese parte alla mwar8Resistenza italiana. Dopo la liberazione, ricoprì l'incarico di sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nel governo guidato da mwasaAlcide De Gasperi nel mwase1945, contribuendo alla riorganizzazione delle istituzioni statali nel contesto del dopoguerracite-ref-19[19]. Un'altra figura di rilievo appartenente al ramo dei mwasyCaracciolo di Castagneto fu mwascMarella Caracciolo di Castagneto (1927-2019), nota per la sua attività nel campo delle arti e della cultura. Sposò mwasgGianni Agnelli, presidente della mwaskFIAT, e fu mecenate, collezionista e promotrice di iniziative editoriali e artistiche. Il suo contributo all'estetica del secondo dopoguerra italiano, anche attraverso la fondazione mwasoPinacoteca Giovanni e Marella Agnelli, è stato oggetto di riconoscimenti nazionali e internazionalicite-ref-20[20].

Attraverso il matrimonio tra un esponente della famiglia e mwataMarguerite Caetani, il casato si legò alla storica dinastia romana dei mwateCaetani. Marguerite, di origine statunitense, fu promotrice di iniziative editoriali e culturali tra cui la rivista letteraria mwatimwatmBotteghe Oscure, attiva tra mwatq1948 e mwatu1960, e considerata tra le principali pubblicazioni letterarie europee del secondo dopoguerra.

In epoca recente, mwatcLucio Caracciolo si è distinto come editorialista e analista geopolitica. Collabora con la rivista mwatgmwatkLimes e con altre testate italiane, occupandosi di relazioni internazionali e studi strategici.

Armoriale

Principi di Avellino (1589-1932)

Il titolo di mwawaPrincipe di Avellino venne conferito a Marino I Caracciolo, duca di Atripalda, da mwaweFilippo II di Spagna nel mwawi1589. La dignità principesca fu detenuta in successione diretta da dieci generazioni, fino all'estinzione della linea nel mwawm1932.

• Marino I Caracciolo (†1591), I principe di Avellino;
• Camillo Caracciolo (1563–1617), II principe di Avellino, figlio del precedente;
• Marino II Caracciolo (1587–1630), III principe di Avellino, figlio del precedente;
• mwawkFrancesco Marino I Caracciolo (1631–1674), IV principe di Avellino, figlio del precedente;
• mwawsMarino III Caracciolo (1668–1720), V principe di Avellino, figlio del precedente;
• Francesco Marino II Caracciolo (1688–1727), VI principe di Avellino, figlio del precedente;
• Marino Francesco I Caracciolo (1714–1781), VII principe di Avellino, figlio del precedente;
• Giovanni Caracciolo (1741–1800), IX principe di Avellino, figlio del precedente;
• Francesco Marino IV Caracciolo (1804–1870), XI principe di Avellino, nipote del precedente;
• Marino IV Caracciolo (1838–1901), XII principe di Avellino, figlio del precedente;
• Francesco Caracciolo (1860–1932), XIII e ultimo principe di Avellino, figlio del precedente.

Principi di Torchiarolo (1726- attuale )

Il titolo di mwaxuPrincipe del Sacro Romano Impero con predicato di Torchiarolo venne concesso ad mwaxyAmbrogio Caracciolo nel mwaxc1726 da mwaxgCarlo VI d'Asburgo. Il titolo è tuttora rivendicato dalla linea maschile del ramo di Torchiarolo.

• mwaxsAmbrogio Caracciolo, I principe di Torchiarolo (1699–1746), I principe di Torchiarolo;
• Luigi Caracciolo (1734–1756), II principe di Torchiarolo, figlio del precedente;
• Ambrogio Caracciolo (1755–1818), III principe di Torchiarolo, figlio del precedente;
• Luigi Caracciolo (1782–1853), IV principe di Torchiarolo, figlio del precedente;
• Giovanni Caracciolo (1814–1886), V principe di Torchiarolo, figlio del precedente;
• Luigi Caracciolo (1852–1917), VI principe di Torchiarolo, figlio del precedente;
• Sergianni Caracciolo (1889–1939), VII principe di Torchiarolo, figlio del precedente;
• Francesco Caracciolo (1899–1940), VIII principe di Torchiarolo, figlio del precedente;
• Marcello Caracciolo (1903–1985), IX principe di Torchiarolo, fratello del precedente;
• mwayuFrancesco Caracciolo (1944–1992), X principe di Torchiarolo, figlio del precedente;
• Sergianni Caracciolo (1949–2024), XI principe di Torchiarolo, fratello del precedente;
• Federico Caracciolo (n. 1979), XII principe di Torchiarolo, figlio dell'XI principe.

Duchi di San Vito (1645-1845)

Il titolo di mwayoDuca di San Vito fu riconosciuto alla linea dei Caracciolo di Torrecuso nel corso del mwaysXVII secolo, probabilmente a partire da Lucio Caracciolo, discendente del marchese Lelio. La linea è documentata per sette generazioni fino all'inizio del mwaywXIX secolo.

• Lucio Caracciolo (1585–1656), I duca di San Vito;
• Lelio Caracciolo (1625–1685), II duca di San Vito, figlio del precedente;
• Lucio Caracciolo (1655–1742), III duca di San Vito, figlio del precedente;
• Niccolò Maria Caracciolo (1725–1802), IV duca di San Vito, figlio del precedente;
• Emanuele Maria Caracciolo (1765–1816), V duca di San Vito, figlio del precedente;
• Lelio Caracciolo (1767–1837), VI duca di San Vito, fratello del precedente;
• Nicola Caracciolo (1799–1845), VII e ultimo duca di San Vito, figlio del precedente.

Duchi di Girifalco (1624-1812)

Il titolo di mwazcDuca di Girifalco fu istituito da mwazgFilippo IV di Spagna nel 1624 a favore di Virginia Ravaschieri Fieschi, baronessa di Girifalco; passò in seguito ai Caracciolo per successione matrimoniale, assicurando la casata nei secoli seguenti.

• Virginia Ravaschieri Fieschi (1624–1634), I duchessa di Girifalco;
• mwazwFabrizio Caracciolo (1634–1683), II duca di Girifalco, figlio della precedente;
• Nicola Maria Caracciolo (1683–1736), III duca di Girifalco, figlio del precedente;
• Gennaro Maria Caracciolo (1736–1766), IV duca di Girifalco, figlio del precedente;
• Margherita Caracciolo (1766–1802), V duchessa di Girifalco, figlia del precedente;
• Anna Maria Piccolomini d'Aragona (1802–1812), VI e ultima duchessa di Girifalco, figlia della precedente.

Duchi di Vietri e Casamassima (1857- attuale )

Il titolo di mwaaqDuca di Vietri e Casamassima fu riconosciuto da mwaauFerdinando II delle Due Sicilie a Domenico Caracciolo con decreto del 10 giugno 1857. Il ramo è tuttora attivo e include anche il titolo di mwaayPrincipe di Crucoli.

• Domenico Caracciolo (1829–1917), VIII duca di Vietri e VII di Casamassima, figlio di Francesco Saverio;
• Ferdinando Caracciolo (1866–1927), IX duca di Vietri e VIII di Casamassima, figlio del precedente;
• Domenico Caracciolo (1898–1954), X duca di Vietri e V duca di Casamassima, figlio del precedente;
• Luigi Caracciolo (1900–1966), XI duca di Vietri e VI di Casamassima, fratello del precedente;
• Ferdinando Caracciolo (1929–1996), XII duca di Vietri e VII di Casamassima, figlio del precedente;
• Lorenzo Domenico Caracciolo (n. 1968), XIII duca di Vietri e VIII di Casamassima, figlio del precedente.

L'erede presuntivo al titolo ducale è Gennaro Caracciolo (n. 1971), fratello del detentore attuale.

Duchi di Martina Franca (1507-1901)

Il titolo di mwabeDuca di Martina Franca fu istituito nel 1507 per Petracone Caracciolo, già conte di Buccino e Gran Cancelliere del Regno di Napoli. La dignità fu detenuta in linea maschile continua dai Caracciolo del ramo Pisquizi fino all'abolizione della feudalità nel Regno di Napoli nel 1806; successivamente il titolo continuò come predicato nominale in ambito familiare fino all'estinzione della casata.

• mwabqPetracone Caracciolo (†1522), I duca di Martina Franca e conte di Buccino;
• Giambattista Caracciolo (†1523), II duca di Martina Franca e II conte di Buccino, figlio del precedente;
• Petracone Caracciolo (†1576), III duca di Martina Franca e III conte di Buccino, figlio del precedente;
• Giambattista Caracciolo (1530–1583), IV duca di Martina Franca e IV conte di Buccino, figlio del precedente;
• Francesco Caracciolo (1613–1655), V duca di Martina Franca e V conte di Buccino, figlio del VI duca;
• mwaboPetracone V Caracciolo (circa 1640–1704), VIII duca di Martina Franca e VIII conte di Buccino, figlio del precedente;
• Francesco Maria Caracciolo (1674–1752), IX duca di Martina Franca e IX conte di Buccino, figlio del precedente;
• Petracone Caracciolo (1703–1771), X duca di Martina Franca e X conte di Buccino, figlio del precedente;
• Francesco Caracciolo (1734–1794), XI duca di Martina Franca e XI conte di Buccino, figlio del precedente;
• Petracone Caracciolo (1756–1796), XII duca di Martina Franca e XII conte di Buccino, figlio del precedente;
• Placido Caracciolo (1785–1815), XIII duca di Martina Franca, figlio del precedente, divenne titolare nominale dopo il 1806;
• Placido Caracciolo (1829–1891), XIV duca di Martina Franca (titolo onorifico), figlio del precedente;
• Nicola Caracciolo (1827–1901), XV e ultimo duca di Martina Franca, fratello del precedente.

Principi di Forino (1609-1996) e Duchi di Belcastro (1645-1996)

Il titolo di mwacqPrincipe di Forino fu concesso a Don Ottavio Caracciolo nel mwacu1609 e quello di mwacyDuca di Belcastro venne acquisito dal ramo cadetto dei Caracciolo per via ereditaria nel corso del mwaccXVII secolo. A partire dalla seconda metà del secolo, i due titoli furono detenuti contestualmente dagli stessi membri, costituendo una linea nobiliare tra le più longeve del Mezzogiorno. La titolarità effettiva dei feudi terminò con l'abolizione della feudalità nel mwacg1806, ma i titoli furono mantenuti in forma onorifica fino al mwackXX secolo.

• Don Ottavio Caracciolo (†1614), I principe di Forino;
• Don Fabio Caracciolo (1575–1619), II principe di Forino, figlio del precedente;
• Don Ottavio Caracciolo (1606–1634), III principe di Forino, figlio del precedente;
• Don Fabio Caracciolo (1627–1637), IV principe di Forino, figlio del precedente;
• Don Francesco Caracciolo (1630–1688), V principe di Forino e II duca di Belcastro, fratello del precedente, ereditò il titolo ducale alla morte senza eredi diretti di mwadaPetracone V Caracciolo, I duca di Belcastro;
• Don Ottavio Caracciolo (1651–1719), VI principe di Forino e III duca di Belcastro, figlio del precedente;
• Don Nicola Maria Caracciolo (1652–1722), VII principe di Forino e IV duca di Belcastro, fratello del precedente;
• Don Gennaro Caracciolo (1716–1777), VIII principe di Forino e V duca di Belcastro, figlio del precedente;
• Don Ottavio Caracciolo (1802–1855), IX principe di Forino e VI duca di Belcastro, pronipote del precedente;
• Don Agostino Caracciolo (1804–1860), X principe di Forino e VII duca di Belcastro, fratello del precedente;
• Don Gennaro Caracciolo (1832–1888), XI principe di Forino e VIII duca di Belcastro, figlio del precedente;
• Don Nicola Caracciolo (1867–1945), XII principe di Forino e IX duca di Belcastro, figlio del precedente;
• Don Gennaro Caracciolo (1890–1966), XIII principe di Forino e X duca di Belcastro, figlio del precedente;
• Don Francesco Caracciolo (1924–?), XIV principe di Forino e XI duca di Belcastro, figlio del precedente;
• Don Alfonso Caracciolo (1925–1996), XV principe di Forino e XII duca di Belcastro, fratello del precedente.

Principi di Torella (1639- attuale )

Il titolo di mwad4Principe di Torella fu istituito nel 1639, dopo che Domizio Caracciolo acquistò il feudo di Torella nel 1550 e ricevette il titolo comitale da mwad8Filippo II di Spagna nel 1560. Il titolo principesco fu riconosciuto al ramo dei Caracciolo discendente dai principi di Avellino.

• Giuseppe Caracciolo (1613–1670), I principe di Torella, discendente diretto dei principi di Avellino;
• Marino Caracciolo (†1696), II principe di Torella, figlio del precedente;
• Giuseppe Caracciolo (1657–1712), III principe di Torella, figlio del precedente;
• Antonio Carmine Caracciolo (1692–1740), IV principe di Torella, figlio del precedente;
• Domenico Caracciolo (1696–1759), V principe di Torella, fratello del precedente;
• Giuseppe Caracciolo (1747–1808), VI principe di Torella, nipote del precedente;
• Giuseppe Caracciolo (1787–1857), VII principe di Torella, nipote del precedente;
• Nicola Maria Caracciolo (1807–1884), VIII principe di Torella, figlio del precedente;
• Giuseppe Caracciolo (1839–1910), IX principe di Torella, figlio del precedente;
• Nicola Caracciolo (1888–1974), X principe di Torella, figlio del precedente;
• Giuseppe Caracciolo (n. 1941), XI principe di Torella, figlio del precedente.

Duchi di Soreto e Marchesi di Arena (1687-1849)

Il feudo di Soreto con il titolo ducale fu assegnato nel 1687 a Girolamo Caracciolo. Nel 1699 ottenne anche il titolo di mwae4Marchese di Arena. La linea si estinse formalmente nel XIX secolo.

• Girolamo Caracciolo (1654–1733), I duca di Soreto e I marchese di Arena;
• Fabrizio Caracciolo (1696–1769), II duca di Soreto e II marchese di Arena, figlio del precedente;
• Tristano Caracciolo (1725–1790), III duca di Soreto e III marchese di Arena, figlio del precedente;
• Pasquale Caracciolo (1779–1849), IV duca di Soreto e IV marchese di Arena, figlio del precedente.

Duchi di Airola (1609-1775)

Il titolo di mwafyDuca di Airola fu concesso all’inizio del XVII secolo a un ramo cadetto dei Caracciolo originario della zona di Benevento. La linea si estinse entro il XVIII secolo.

• Pietro Caracciolo († 1635), I duca di Airola;
• Carlo Caracciolo (1600–1680), II duca di Airola, figlio del precedente;
• Alessandro Caracciolo (1630–1705), III duca di Airola, figlio del precedente;
• Alfonso Caracciolo (1660–1740), IV duca di Airola, figlio del precedente;
• Francesco Caracciolo (1690–1775), V e ultimo duca di Airola, figlio del precedente.

Membri principali

Tra i più noti membri della famiglia si annoveranocite-ref-21[21]:

• Antonio Caracciolo (1340-1389), mwag8ciambellano, 2º mwahaconte di mwaheGerace e mwahibarone di mwahmAnoia, mwahqGrotteria e mwahuSan Giorgio, fondatore di mwahyCinquefrondi intorno al 1370;
• mwahgSergianni Caracciolo (1372-1432), mwahkcondottiero, mwahogran connestabile e mwahsgran siniscalco del mwahwRegno di Napoli e mwah0principe di Capua, noto per essere stato l'amante della regina mwah4Giovanna II d'Angiò-Durazzo;
• mwaiaGaleazzo Caracciolo, mwaiemarchese di mwaiiVico, inviato dal re mwaimFerrante d'Aragona alla riconquista dei feudi occupati dai mwaiqTurchi. Il 10 agosto 1481, al comando della sua flotta, riconquistò mwaiuOtranto, liberandola dai soldati di mwaiyMaometto II;
• mwaiwAntonio Caracciolo (1515-1570), mwai0vescovo originario di mwai4Melfi ed attivo in mwai8Francia presso la corte dei mwajaValois, morto esule dopo una condanna per eresia;
• mwajiNiccolò Caracciolo, vescovo di mwajmCatania, presidente del mwajqRegno di Sicilia nel 1558;
• mwajyFerrante Caracciolo, mwajcduca di mwajgAirola, noto per aver composto nel 1581 mwajkI commentarii delle gverre fatte co' Turchi da d. Giovanni d'Avstria dopo che venne in Italia, ampio resoconto sulla mwajobattaglia di Lepanto;
• mwajwSan Francesco Caracciolo (1563-1608), figlio di Ferrante, altro famoso esponente della casata;
• mwaj4Fabrizio Caracciolo (1607-1683), duca di mwaj8Girifalco, comandante del mwakapresidio militare di Pizzofalcone, reggente della mwakeGran Corte della Vicaria e consigliere del mwakiSacro Regio Consiglio;
• Carlo Di Napoli (1700-1758), figlio di Nicolò ed Elisabetta, entrambi di cognome Di Napoli, sposò Maria Vanni, da cui ebbe Elisabetta, morta in giovane età, e Rosalia. È noto per aver composto l'opera mwakqConcordia tra i diritti demaniali e baronali, ampio trattato sui diritti feudalicite-ref-22[22];
• mwakoDomenico Caracciolo (1715-1789), marchese di mwaksVillamaina, mwakwviceré di Sicilia nel 1781;
• mwak4Francesco Caracciolo (1752-1799), mwak8ammiraglio della mwalaRepubblica Partenopea, costretto dalle circostanze a recitare un ruolo ambiguo negli sconvolgimenti del suo tempo; la sua impiccagione come ribelle, eseguita dall'ammiraglio mwaleHoratio Nelson, ebbe grande risonanza all'epoca e ne fece una delle figure di maggior importanza nel prosieguo del mwaliRisorgimento;
• mwalqLucio Caracciolo (1771-1836), mwalugenerale, appartenente al ramo dei duchi di mwalySan Vito della linea dei Caracciolo Rossi;
• Giuseppe Caracciolo (1839-1920), 9º principe di mwalgTorella, mwalksindaco di Napoli dal 1889 al 1891;
• mwalsCarlo Caracciolo (1925-2008), mwalweditore e fondatore del quotidiano mwal0mwal4La Repubblica;
• mwamaMarella Caracciolo (1927-2019), mwamecollezionista d'arte, nota per essere stata la moglie di mwamiGianni Agnelli.

Alleanze matrimoniali

La casata Caracciolo contrasse matrimoni con le famiglie mwamud'Aquino, mwamyAragona, mwamcd'Avalos, Berlinghieri, mwamgBorbone delle Due Sicilie, mwamkBorbone di Parma, mwamoBorbone di Spagna, mwamsBorghese, mwamwCarafa, mwam0Colonna, mwam4Ferrero-Fieschi, mwam8Gonzaga, mwanaOrsini, mwanePignatelli e mwaniRuffocite-ref-23[23].

Dimore

Di seguito è riportato un elenco non completo delle dimore abitate dalla famiglia Caracciolo:

• Castello Caracciolo, mwaoaAndrano;
• Castello Caracciolo, mwaoiPalagianello;
• Castello di mwaoqCervinara;
• Palazzo Caracciolo, mwaoyAvellino;
• Palazzo ducale, mwaogAtripalda
• mwaquPalazzo Cioffi Caracciolo, Napoli;
• Palazzo Ducale, mwaqcMartina Franca;
• Palazzo Ducale, mwaqkMottola;
• mwaqsPalazzo Giordano, Napoli;
• Palazzo Marchesale, mwaq0Santeramo in Colle;
• mwariVilla Roccaromana, Napoli.

Note

cite-note-candida-gonzaga-11. mwarkmwaroCandida Gonzaga (1875),mwars vol. 6, pp. 121-123.
cite-note-pietri-22. Francesco De Pietri, mwaseCronologia della famiglia Caracciola, ms. Biblioteca Nazionale di Napoli, XVIII B.58, mwasi1605.
cite-note-33. mwasymwascTreccani.it
cite-note-galasso-44. Giuseppe Galasso, mwas8Nobiltà e popolo nella Napoli moderna, Torino, Einaudi, 1972.
cite-note-candida-55. Berardo Candida Gonzaga, mwatkMemorie delle famiglie nobili delle province meridionali d’Italia, Napoli, 1875.
cite-note-66. G. Di Costanzo, mwat0Storia del Regno di Napoli, Napoli, mwat41823, p. 119.
cite-note-del-balzo-77. Carlo de Lellis, mwauqDiscorsi delle famiglie nobili del Regno di Napoli, Napoli, Horatio Salviani, mwauu1663, vol. I, pp. 201–210.
cite-note-maione-88. Giuseppe Maione, mwau0Aristocrazia e potere nel Regno di Napoli. Le famiglie patrizie nei Sedili (X–XVIII secolo), Roma, ISIME, mwau42008.
cite-note-99. F. Russo, mwaviNapoli bizantina, Napoli, mwavm1955, p. 42.
cite-note-candida2-1010. Berardo Candida Gonzaga, mwavcMemorie delle famiglie nobili delle province meridionali d’Italia, Napoli, Stabilimento tipografico del Vaglio, 1875, vol. II, pp. 34–55.
cite-note-1111. H. J. A. Sire, mwavsThe Knights of Malta, Yale University Press, mwavw1994, pp. 78–80.
cite-note-galasso2-1212. Giuseppe Galasso, mwawaNobiltà e popolo nella Napoli moderna, Torino, Einaudi, 1972, pp. 85–103.
cite-note-1313. A. Cutolo, mwawqIl Re di Napoli, Milano, Mondadori, mwawu1970, vol. II, p. 311.
cite-note-1414. G. Moroni, mwawkDizionario di erudizione storico-ecclesiastica, vol. 10, Venezia, mwawo1841, pp. 132–134.
cite-note-1515. Archivio di Stato di Napoli, fondo mwaw4Viceré, vol. 48, doc. 172.
cite-note-1616. F. Sacco, mwaxiMemorie ecclesiastiche della diocesi di Aversa, Napoli, mwaxm1740, p. 203.
cite-note-1717. H. Acton, mwaxcThe Bourbons of Naples, London, Methuen, mwaxg1956, pp. 438–445.
cite-note-1818. mwaxwScheda biografica di Giuseppe Caracciolo di Forino, mwax0Senato del Regno
cite-note-1919. R. Rossanda, mwayeMemorie, Torino, Einaudi, mwayi2005, pp. 112–115.
cite-note-2020. R. Bracco, mwayyMarella Agnelli. L’ultimo cigno, Milano, Rizzoli, mwayc2004.
cite-note-2121. mwaysmwaywPalizzolo Gravina (1875),mway0 mway4passim.
cite-note-2222. mwazimwazmFallico (1991),mwazq in mwazuDBI.
cite-note-2323. mwazkmwazomwazsIl Libro d'oro della Nobiltà Italiana, su mwazwcollegio-araldico.it.

Bibliografia

• citerefcandida-gonzaga-1875Berardo Candida Gonzaga, Memorie delle famiglie nobili delle province meridionali d'Italia, vol. 3 e 6, Bologna, Arnaldo Forni Editore, 1875, ISBN non esistente.
• citereffallico-1991Grazia Fallico, Carlo Di Napoli, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 40, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1991.
• citerefpalizzolo-gravina-1875Vincenzo Palizzolo Gravina, Il blasone in Sicilia, ossia Raccolta araldica, Palermo, Visconti & Huber, 1875, ISBN non esistente.

Voci correlate
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Collegamenti esterni

• citereftreccani-itCaràcciolo, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
• citerefnobili-napoletani-it1Caracciolo Rossi, su nobili-napoletani.it.
• citerefnobili-napoletani-it2Caracciolo Pisquizi, su nobili-napoletani.it.
• citerefnobili-napoletani-it3Caracciolo del Sole, su nobili-napoletani.it.
• citerefnobili-napoletani-it4Caracciolo Giudice, su nobili-napoletani.it.
• citerefnobili-napoletani-it5Caracciolo di Martina, su nobili-napoletani.it.
• citerefnobili-napoletani-it6Caracciolo di Miranda, su nobili-napoletani.it.
• citerefnobili-napoletani-it7Caracciolo di Oppido, su nobili-napoletani.it.
• citerefnobili-napoletani-it8Caracciolo di Pettoranello del Molise, su nobili-napoletani.it.
• citerefnobili-napoletani-it9Caracciolo di Sant'Eramo, su nobili-napoletani.it.